sulle Comunicazione del Sindaco riguardanti la crisi Israeliano – Palestinese
Dobbiamo essere orgogliosi di questa comunità, perché questa comunità ha una storia di solidarietà col popolo Palestinese molto lunga.
Nei primi anni novanta nacque un’associazione che si chiamava “Associazione Barbagia Palestina”. Coinvolgeva cittadini di diversi comuni del nostro territorio, coinvolgeva amministrazioni del nostro territorio e fecce delle azioni importantissime di raccolta fondi ma soprattutto di trasmissione culturale. Di informazione rispetto a quello che stava realmente succedendo in Palestina.
Barbagia-Palestina anche a costruire cose concrete, collaborò alla costruzione di asilo nella striscia etc.
Ciò ci dimostra che anche a questa distanza si possono compiere delle azioni e queste nostre comunità a suo tempo le hanno compiute.
Ma, ancora, dobbiamo essere orgogliosi di essere parte della comunità di Gavoi perché la comunità gavoese e l’amministrazione comunale gavoese, credo che sia una delle pochissime amministrazioni in Italia, forse ancora l’unica in Sardegna o una delle pochissime, ad aver portato in consiglio comunale un ordine del giorno specifico per “L’autodeterminazione dei popoli: percorsi di liberazione ed emancipazione delle nazioni senza stato, solidarietà alla resistenza del popolo palestinese e condanna dell’occupazione delle violenze e della repressione israeliana”.
Questo è avvenuto il 13/12/2019, in carica l’amministrazione espressa dal Movimento Comunidade, e c’è una deliberazione del consiglio comunale, con una verbalizzazione del segretario molto dettagliata.
La voglio ricordare perché questi sono atti coraggiosi. Questa deliberazione e quest’ordine del giorno poi sono stati inviati all’Anci Sardegna affinché fossero promossi presso gli altri comuni… l’Odg è stato girato naturalmente alla regione Sardegna, ai ministeri ecc. Di recente noi lo abbiamo inviato agli amministratori che fanno parte dell’associazione Corona De Logu, che sono appartenenti a circa 45 comuni in Sardegna. L’abbiamo reiterato in questo momento in cui la sanguinosa repressione della resistenza in Palestina è riesplosa.
Io ricordo con emozione quel giorno, quel 13 dicembre 2019… qualcuno di voi c’era. Fu un consiglio comunale immerso in una mostra di fotografie della nostra compaesana Gavoese-Palestinese che oggi ci ha regalato la lettera che abbiamo condiviso, di abiti tradizionali palestinesi, di opere d’arte di pittori palestinesi…
Quel giorno in consiglio comunale ospitammo il presidente dell’associazione “Sardegna Palestina” che con il comune di Gavoi ha fatto anche un partenariato legato al cinema… L’associazione Sardegna Palestina, infatti, organizza Al Ard doc film festival, un evento cinematografico oggi gemellato con il CineTumbarinu (avete avuto occasione di conoscere anche voi questa attività)…
Quel giorno, al Museo del Fiore Sardo era presente il presidente Fawzi Ismail.
Fawzi fa il medico a Cagliari, è un medico palestinese che cura i sardi. Viene da una famiglia che nel 1948 fu scacciata dalla sua terra. Il nonno è il padre di Fawzi furono scacciati dalla loro casa e la loro casa, il loro villaggio, vennero rasi al suolo. La stessa cosa successe a Fawzi nella seconda casa, quella in cui viveva da bambino nel 1967. Anche da qui Fawzi venne scacciato, le case rase al suolo, tutto il villaggio distrutto e sostituito oggi da un parco.
Fawzi andò a vivere in uno dei campi profughi in Giordania ed ebbe la fortuna, se vogliamo dire così, dopo il diploma, di poter venire a studiare all’Univeristà di Cagliari, in medicina. Qua è rimasto e da qua continua a lottare e combattere per la causa palestinese.
La sua testimonianza che cosa ci rimanda? Ci rimanda il fatto che l’occupazione israeliana e la repressione sionista del popolo palestinese riguarda persone reali, non riguarda popolazioni Tv. Riguarda persone che noi abbiamo vicine e che sono qua e qua lavorano, generano solidarietà e generano continuamente azioni di sensibilizzazione.
Il nostro movimento da sempre è vicino a questa causa. Invito chi ci sta ascoltando ad andare a leggere sul blog di Comunidade, https://comunidadegavoi.org/2015/07/21/comunidade-in-gaza-perda-resistenza-e-sole/ , una testimonianza del 2015 della nostra concittadina Gavoese – Palestinese, del momento in cui era a Gaza (in questo momento è a Ramallah). È un diario fotografico dal titolo Pèrda, Resistenza e Sole che e testimonia anche la bellezza della penna di Emme che ci racconta i suoi giorni a Gaza e una realtà della Striscia nel 2015, post bombardamenti. Una immagine simile a quella che potrebbero raccontarci oggi. Sul blog di Comunidade potete vedere le immagini e vi renderete conto di cosa significa essere in quel lembo di terra dove abitano due milioni di persone… non noi, ma Amnesty International, che non è esattamente una associazione rivoluzionaria, condanna l’azione israeliana in quel territorio in spregio dei diritti umani.
Se solo andate a vedere quelle immagini vedrete l’impressione che fa vedere lo stacco del sorriso dei bambini e delle macerie sulle quali questi bambini giocano.
Chiudo con una cosa… siamo consapevoli che pochissimo possiamo fare a distanza, ma in questo momento Comunidade, con Sardegna Palestina, sta promuovendo un’azione di solidarietà. Nois semus pòveros ma, in generale sono i poveri che aiutano altri poveri. Non possiamo aspettarci che siano i ricchi a pensare ai profughi di Gaza. Quindi stiamo promuovendo una raccolta fondi per un ospedale che opera nella a striscia di Gaza, forse l’unico vero presidio ancora fortemente medicalizzato e che quindi sta subendo tutta la pressione di questo periodo, dopo i bombardamenti, i morti, i feriti. Chi volesse trova a questo link https://comunidadegavoi.org/2021/05/25/comunidade-con-sardegna-palestina-unazione-concreta-per-un-ospedale-a-gaza/, o sulla pagina facebook di Comunidade o su quella di Sardegna Palestina il conto corrente per aiutare questo ospedale. Una cosa piccola ma concreta che possiamo provare a fare.
Ringrazio tutto il consiglio per questo momento di riflessione indispensabile. Essere amministratori vuol dire anche questo: essere in grado di guardare oltre il locale, perché il locale, senza la pace intorno, non esiste. Grazie a tutti.



