È notizia di qualche giorno fa’ che la Regione Sardegna apre al reclutamento di medici e infermieri stranieri per la costituzione di un elenco regionale di professionisti della sanità da impiegare con incarichi provvisori nel pubblico e nelle strutture private accreditate per sopperire alla carenza di personale sanitario e assistenziale. Meglio tardi che mai, soprattutto se pensiamo che esiste dal 2017 anche un accordo di cooperazione tra il governo cubano e la Commissione Europea. Meglio tardi che mai, ok, ma non basta. Non basta a sopperire alle carenze della sanità pubblica, messe in evidenza e aggravate dalla pandemia nonostante la dedizione e la professionalità degli operatori allo stremo delle forze. Non basta a garantire la possibilità dei giovani sardi di potersi formare e diventare medici e infermieri e fare in modo che possano restare qui a vivere e lavorare. Non basta a garantire la possibilità di cura a una popolazione che invecchia, ma neanche a chi, giovane, decide di vivere qui e farsi una famiglia. Non basta a garantire la possibilità di poter effettuare screening tempestivi e prevenzione. Ma soprattutto, non basta ad evitare la distruzione della sanità pubblica in favore di quella privata. Fino ad ora, rispetto ad altri paesi come il nostro, grazie alla presenza dei 3 medici di base che hanno garantito il servizio in maniera eccellente, ci possiamo dire fortunati, ma cosa succederà quando meritatamente andranno in pensione? Il diritto alla cura, il diritto alla salute, come abbiamo avuto modo di ripetere anche nelle manifestazioni a cui abbiamo preso parte, sono diritti inalienabili, motivo per cui, facendo seguito anche alla mozione precedentemente proposta e approvata in questo consiglio relativa alle discriminazioni di accesso alle cure per i diabetici sardi, abbiamo deciso di presentare questa proposta di delibera nata all’interno del Coordinamento dei comitati sardi per la sanità pubblica con il quale condividiamo questa lotta, che propone l’approvazione di un manifesto di intenti in difesa della sanità pubblica, che ora vado a leggere:
Il Gruppo Consiliare di Opposizione Comunidade fa propri i contenuti, i valori e gli obiettivi politici ricompresi nella Proposta di delibera del Coordinamento dei Comitati Sardi per la Sanità Pubblica e propone con mozione gli stessi alla approvazione del consiglio comunale secondo il manifesto di seguito riportato:
La sanità pubblica, negli ultimi anni, grazie alle scelte dei governi regionali e nazionali, sia di centro destra che di centro sinistra, sia tecnici, che si sono avvicendati, ha subito un graduale e inesorabile processo di smantellamento a favore di quella privata.
Ospedali privati, cliniche e residenze sanitarie, coprono assieme a centri fisioterapici, radiologici e laboratori privati i vuoti storici lasciati dalla sanità territoriale e i finanziamenti pubblici alla sanità privata dai 162,5 milioni sono aumentati, nel 2022, fino a 167 milioni, il che evidenzia la volontà delle classi politiche regionali sarde di percorrere la strada della privatizzazione, in perfetta linea con le scelte nazionali.
- mancano in numerose comunità i medici di famiglia, i pediatri di libera scelta, le guardie mediche;
- negli ospedali sono stati tagliati i posti letto e smantellati uno dopo l’altro diversi reparti;
- i piccoli ospedali sono in fase di chiusura;
- i pronto soccorso sono allo stremo;
- le liste di attesa per effettuare le visite specialistiche sono lunghissime;
- mancano medici specialisti, infermieri e le varie professioni sanitarie;
- il personale sanitario in organico è distribuito in modo iniquo nelle diverse aree della Sardegna e i territori più disagiati sono gravemente penalizzati;
- le condizioni di lavoro del personale sanitario peggiorano continuamente;
- eccellenti professionalità fuggono all’estero o scelgono la sanità privata;
- c’è un continuo ricorso a soluzioni estemporanee e improvvisate;
- manca il Registro Tumori regionale, la rete diabetologica e oncologica;
- le strutture private vengono finanziate con denaro pubblico e verso di esse vengono dirottati tutti i pazienti che non trovano spazio nel servizio pubblico;
- la prevenzione è ormai un ricordo del passato.
Considerato che la Regione Sardegna non ha saputo dare risposte, non ha trovato soluzioni alle gravissime criticità che conducono alla negazione del diritto alla salute dei sardi, si rende necessario promuovere azioni che favoriscano il rilancio della sanità pubblica al fine di raggiungere i seguenti obiettivi:
- ogni comunità deve avere un numero di medici di famiglia, pediatri e guardie mediche proporzionato al numero di abitanti, attraverso l’adozione di un immediato piano di emergenza e un continuo raccordo tra medicina generale, specialistica e ospedaliera;
- l’incentivazione delle iscrizioni al corso di formazione in medicina generale, garantendo adeguate retribuzioni e contratto di lavoro;
- l’autorizzazione ai medici in formazione di acquisire scelte di assistiti;
- l’alleggerimento del carico burocratico che grava sui medici di famiglia e la progressiva riduzione del massimale dei pazienti, non appena sarà terminata l’attuale emergenza;
- l’incentivazione ordinaria, anche economica, per i medici di famiglia che prestano servizio nei territori più disagiati;
un’equa distribuzione delle risorse umane sanitarie in tutti i territori della Sardegna; - il ripristino di tutti i reparti ospedalieri chiusi negli ultimi anni, sia nei piccoli ospedali sia in quelli di medie o grandi dimensioni, sulla base di una seria analisi delle reali esigenze dei territori e delle comunità;
- il potenziamento dei poliambulatori – Case della salute – Case di comunità – con un adeguato aumento degli specialisti e delle figure professionali, con la sperimentazione di nuove forme organizzative all’interno di un processo di riordino complessivo della sanità pubblica, che si costruisca con la partecipazione e il protagonismo di tutti i portatori di interessi in materia sanitaria presenti nella nostra regione;
- la creazione di una rete territoriale di strutture per la prevenzione e la cura della salute;
- l’abolizione del numero chiuso per l’accesso alla facoltà di medicina e il potenziamento delle specializzazioni;
- il netto miglioramento delle condizioni di lavoro del personale sanitario, sia dal punto di vista di turni e orari, sia dal punto di vista economico;
- un numero di medici e infermieri adeguato in tutte le strutture sanitarie e socio sanitarie, per evitare turni massacranti e garantire la gestione delle emergenze;
- il taglio del finanziamento pubblico alla sanità privata;
- la gestione della sanità come servizio pubblico e non con criteri di tipo aziendalistico.
Le Amministrazioni Comunali, riaffermando la necessità di favorire un’assistenza di qualità, efficiente e sostenibile, diffusa nei territori, si impegnano ad attivarsi per tutelare la salute dei cittadini che rappresentano, promuovendo, attraverso il coinvolgimento delle popolazioni, iniziative volte a sollecitare risposte tempestive da parte della RAS.
Considerata l’urgenza di difendere la sanità pubblica, il Consiglio comunale di GAVOI per le motivazioni espresse in premessa:
DELIBERA
- la contrarietà ai finanziamenti pubblici alla sanità privata;
- il rifiuto di qualunque atto aziendale che non rispetti gli obiettivi di cui ai punti precedenti;
- la contrarietà alla gestione dei Pronto Soccorso da parte di Società che utilizzano i medici in affitto.
Il presente documento sarà inviato alla RAS e al Ministero della Sanità.
Mozione presentata dai consiglieri:
Luca Sedda
Selene Deiana
Giovanni Cugusi
Enrico Mura


