Questo è un documento fondamentale per le nostre comunità. Siamo esattamente, oggi, a 9 anni dal disastro che c’è stato con Cleopatra; un anno fa è successo l’incendio nel Montiferru… dobbiamo considerare che tutti questi eventi non sono lontani da noi, succedono. Se pensiamo che durante il ciclone Cleopatra, durante il quale ci sono stati disastri a Olbia, Capoterra, Uras etc., la piovosità maggiore in tutto quell’evento è stata registrata nel comune di Orgosolo capiamo il livello di pericolo e la sua vicinanza. In linea d’aria a pochi chilometri da noi.
Tutto questo lavoro serve per preparare la popolazione agli eventi improvvisi e rovinosi, ed è quello a cui tende il Piano di Protezione Civile.
Sottolineo un punto che ha pocanzi toccato il Sindaco… Siamo arrivati a un punto in cui tutti, tutte le persone afferenti alla comunità devono essere consce dei rischi che corrono all’interno del proprio paese e all’interno del proprio territorio.
Perché molte morti, molti incidenti, si possono evitare se si conosce il Piano di Protezione Civile. Perché, ad esempio, le persone che continuano a mettersi in macchina durante uno stato di emergenza sono tante, e lo fanno irresponsabilmente. Ed è questo che siamo chiamati a fare, soprattutto per alleviare quel carico di responsabilità a cui il Sindaco accennava. Se le amministrazioni riescono a formare la popolazione in termini pratici su cosa vuol dire sottoporsi a un Piano di Protezione Civile, affrontare un eventuale rischio, che sia un incendio oppure un’alluvione o una frana, avremo sempre meno responsabilità che ricadono sugli amministratori. Di questo io sono convinto.
Poi, sull’aspetto penale, in tutti questi 9 anni dall’evento di Cleopatra, ci sono stati tanti sindaci che sono stati inquisiti, alcuni devono pagare in solido le proprie responsabilità, e questo è un aspetto che sicuramente bisogna affrontare, perché è normale che in un evento catastrofico qualcosa può andare storto, e non è neanche corretto che ci sia un capro espiatorio imputabile di tutte le colpe, anche di altri enti, perché magari non è stato posto in condizione di poter porre rimedio ad eventuali tragedie.


Di queste cose ce ne siamo accorti soprattutto quando abbiamo redatto il PUC, che ha citato sempre il Sindaco, ed è servito anche alla redazione del piano di protezione civile, perché quelle mappe richiesteci per l’adeguamento alle nuove norme sul rischio idrogeologico e il rischio idraulico, ci hanno fatto capire, ad una attenta analisi, che abbiamo costruito il paese in zone oggettivamente pericolose, e quindi sta all’amministratore spiegare a tutti i cittadini che non sottovalutino eventuali allarmi.
Perché poi c’è un altro discorso che va affrontato: soprattutto negli Stati in cui l’aspetto della protezione civile è molto spinto, penso al Giappone ad esempio, fanno le prove, e non si lamentano se un allarme viene dato e poi non si verifica, anzi, ne sono contenti.
In Italia, in Sardegna, succede che si dà l’allarme, non si verifica un evento tragico e magari si commenta così: “ma non capiscono niente, la prossima volta neanche mi muovo”.
Non funziona così! Bisogna educare le persone ad avere rispetto per le previsioni che fanno gli enti preposti e rispettarle. Perché se non si verificano fenomeni severi è meglio, ma se si verificano e tu non hai rispettato le prescrizioni, lì succedono i disastri. Quindi il Piano di Protezione Civile serve esattamente a questo. Il compito di noi amministratori è formare, e adesso bisogna capire in che termini, e informare la popolazione, sui piani di evacuazione, fargli capire quali sono le zone del paese gravate da rischio idrogeologico o da un rischio di interfaccia di incendio. Tutti questi aspetti vanno curati. Sicuramente sarà faticoso, ma è quello che può salvaguardare una comunità e i rischi di chi la rappresenta in un eventuale calamità.

