La nostra comunità sta attraversando una crisi demografica, culturale, economica, di valori che ha fatto emergere con forza criticità importanti: la disgregazione sociale, la separazione tra cittadini e amministrazione, la disaffezione per la politica, il disamore per il bene comune che porta a passività, disinteresse, abbandono del territorio. Riteniamo necessaria una presa di coscienza e una sensibilizzazione della popolazione verso il recupero del senso comunitario e della solidarietà, valori che per certi aspetti ancora resistono ma che appaiono sempre più fragili: questo dovrà essere l’obiettivo primario del Comune, del Nuovo Municipio.
Il Comune, la nostra polis, deve tornare a essere l’entità politica originaria che si occupa degli interessi del territorio, e non può essere un ente subalterno o addirittura da molti ritenuto inutile e per questo depotenziabile e sopprimibile. Il Comune deve recuperare tutta la sua centralità e importanza nei confronti dei cittadini (per i quali deve essere il luogo dell’interesse collettivo, il collettore di tutte le energie della cittadinanza, la rete di protezione per i più deboli) e nei confronti delle altre istituzioni (gli enti sovracomunali) con le quali si deve approcciare in modo paritario, forte della propria identità.
Le politiche statali e regionali degli ultimi anni hanno, infatti, una grande responsabilità rispetto alla crisi degli enti locali, visti come meri esattori delle tasse e sempre meno in condizione di erogare i servizi utili e necessari per il benessere dei cittadini. Non avendo potere legislativo il Comune è stato ridotto a eseguire dettami e prassi calate dall’alto spesso in spregio alle specificità dei territori. Questo atteggiamento di tipo centralistico da parte delle istituzioni ha portato al distacco e alla disaffezione della cittadinanza dalla politica.
Il cittadino, come spesso anche il Comune, sente di non poter contare nelle decisioni che vengono dalla politica regionale e nazionale e abdica al suo diritto di essere politicamente attivo (non si dedica alla politica, si disinteressa del bene comune, spesso smette di andare a votare o lo fa in modo strumentale, oppure delega al momento del voto e poi si allontana fino alla successiva tornata elettorale).
Pensiamo che il processo di cambiamento debba iniziare da un nuovo avvicinamento alla politica intesa proprio come gestione del bene comune, per la polis, e che questo possa avvenire solo attraverso pratiche di democrazia partecipata che facciano contare i cittadini e li rendano protagonisti della politica comunale prima e di quella nazionale poi (come enunciato sopra nei principi e nelle modalità della Partecipazione Democratica).
Vogliamo che gli amministratori locali siano semplicemente i portavoce della cittadinanza verso una spersonalizzazione della politica e una condivisione totale delle responsabilità.
Il Nuovo Municipio si deve fare portatore di un forte messaggio politico nei confronti dei cittadini (comunitarismo, solidarietà, identità, territorio, beni comuni, diritti di cittadinanza, qualità della vita) ed essere guida e portavoce della popolazione nei confronti della Regione (che a sua volta soffre di una forte carenza di sovranità) e dello Stato, entità con le quali deve cooperare, progettare, negoziare ma che non può semplicemente subire in un nuovo rapporto feudale.
Il Comune deve essere in grado di accogliere (e promuovere) gli interventi adeguati per il proprio territorio, ma allo stesso modo deve essere in grado, con le energie della cittadinanza tutta, di opporsi a imposizioni inique e deleterie per la comunità (tagli indiscriminati di servizi essenziali, ciechi dimensionamenti scolastici, scarsa erogazione di risorse, patto di stabilità ecc.). Ciò non significa fare il muro contro muro ma operare anche in senso propositivo mettendo in moto le energie umane e creative del territorio per trovare soluzioni che possano maturare anche fra le maglie di leggi e norme spesso vessatorie e inadeguate all’amministrazione dei piccoli comuni montani.
E’ indispensabile, come punto di partenza a livello locale, una politica che sia realmente espressione del volere della popolazione, che renda i cittadini degli attori informati, consapevoli e coinvolti all’interno della comunità.
Il Nuovo Municipio deve gestire con equità e creatività le poche risorse disponibili (amministrando oltre al piccolo bilancio rimasto le energie di una popolazione cooperante per il bene comune), seguendo le necessità della comunità, mostrando attenzione alle diverse esigenze delle categorie e dei quartieri.
Le scelte politiche calate dall’alto, per lo più tradottesi in tagli di servizi, di risorse, di personale, hanno fatto ricadere direttamente sulle fasce più deboli della popolazione il peso del debito pubblico. La reazione della cittadinanza a questa situazione si riversa sull’entità politica più vicina.
Il costante indebolimento degli enti locali ha portato a un sempre maggiore accentramento del potere, a discapito delle specificità e priorità di ciascuna comunità e dei territori.
Serve attivare un’azione politica concertata anche con gli altri comuni ed enti territoriali, per superare i vincoli dettati dal patto di stabilità e trovare nuove soluzioni e nuove fonti da cui poter attingere, riservando maggiore attenzione alle politiche dell’Unione Europea e al monitoraggio costante dei fondi stanziati dalla stessa per la realizzazione di progetti in ogni settore.
Il Nuovo Municipio non può certo pensare di sopravvivere come entità singola e isolata da un territorio. Non c’è comunitarismo se non all’interno di un territorio composto da comunità cooperanti e solidali. Il nostro obiettivo è dunque fare rete anche con altri comuni, a partire da quelli della Barbagia, con i quali esiste una interdipendenza culturale ed economica storicamente riconosciuta, in una prospettiva di costante allargamento, rendendo realmente operativi ed efficaci i consorzi esistenti (BIM – Unione dei Comuni) e attivando altre sinergie e collaborazioni (associazioni temporanee di scopo e altre forme di collaborazione). È necessaria una visione condivisa dell’offerta di alcuni servizi che possono essere erogati in modo consortile e l’ottimizzazione delle risorse presenti sul territorio barbaricino. Questo è l’unico modo per superare divisioni e isolamento e per combattere lo spopolamento. I Comuni della Barbagia devono diventare un gruppo di pressione positiva e insieme alla popolazione portare le istanze collettive all’attenzione delle istituzioni sovracomunali.
I Comuni devono, inoltre, essere i garanti dell’accoglienza di ogni diversità e difensori dei diritti di cittadinanza, promotori di un abitare sostenibile e piacevole che possa attrarre nuovi cittadini residenti o semi-residenti attraverso la disponibilità e l’efficienza di servizi essenziali, attraverso la promozione dell’allargamento dei diritti (istituzione del registro delle copie di fatto ad esempio).
La lotta allo spopolamento e l’obiettivo del ripopolamento devono essere il cardine delle azioni congiunte dei comuni montani della Sardegna di mezzo obbligati oggi a studiare soluzioni creative per un rinnovato abitare il territorio (tavoli coordinati con i proprietari delle case in vendita e in affitto; canoni moderati e concordati; agevolazioni ai nuovi residenti; promozione del territorio come luogo ospitale e portatore sano di buona vita; attenzione alla sicurezza del territorio – in modo congiunto con le autorità preposte – e alla prevenzione affinché questo sia appetibile per abitanti, investitori etc.; coinvolgimento dei gavoesi e barbaricini emigrati – portatori di esperienze di vita e di lavoro d’eccellenza – in altre zone della Sardegna, in Italia e all’estero favorendone il rientro nella comunità e coinvolgendoli nel progetto di rilancio del territorio).
La partecipazione congiunta di una cittadinanza barbaricina attiva è quanto mai necessaria per tenere sempre alta l’attenzione sulle problematiche del territorio e per fare emergere le potenzialità dello stesso. Per perseguire un benessere e una qualità della vita più ampi e diffusi, è necessario il coordinamento di tutte le nostre forze verso un’autentica politica territoriale intercomunale, progressista e comunitarista.
Obiettivi:
Promuovere un nuovo patto sociale, una nuova coesione fra cittadini, fra cittadini e l’amministrazione comunale, coinvolgere la cittadinanza nella vita politica della comunità; Promuovere politiche territoriali autenticamente identitarie attraverso le quali in modo paritario i comuni possano, rafforzando dinamiche di collaborazione, perseguire il bene della cittadinanza. Recuperare il senso politico originario del Comune, attraverso pratiche di nuova municipalità e nuova cittadinanza, affinché si possa fare da interprete dei bisogni della popolazione e della progettualità sul territorio, anziché subire ricette calate dall’alto; Accrescere le capacità del Comune di cooperare, negoziare, proporre alla Regione e allo Stato idee valide e rispettose dell’identità territoriale; Rafforzare il ruolo guida che ogni municipio dovrebbe avere verso la popolazione affinché con la stessa possa opporsi a imposizioni inique e non condivise – promuovere e ampliare i diritti di cittadinanza e l’accoglienza; difendere e potenziare i servizi territoriali esistenti.
Azioni:
– Creazione di un rinnovato patto territoriale con la rivitalizzazione e il rinnovamento dei consorzi fra comuni e collaborazioni intercomunali
-Attenzione costante alla difesa dei servizi essenziali sul territorio (INPS, Scuole, servizi per il lavoro e l’inclusione, servizi sanitari etc.)
– Creazione di un gruppo di studio e di Progettazione Europea che generi: dinamiche di apertura e allargamento degli orizzonti e delle possibilità di conoscenza per la popolazione; azioni di sistema che, attraverso progetti e finanziamenti comunitari, stimolino lo sviluppo sostenibile e l’economia locale (adeguate all’identità del territorio) con l’obiettivo principe della lotta allo spopolamento, favorendo il ritorno degli emigrati e le nuove cittadinanze.
– Attivazione di tavoli di confronto paritario e di programmazione costanti con la Regione e, quando necessario con lo Stato, affinché possano essere sempre rappresentati i bisogni dei cittadini dei comuni montani
– Promozione della democrazia partecipata nel territorio barbaricino per la creazione e il coordinamento di movimenti di pressione positiva nei diversi comuni, in particolare riguardo alle questioni di interesse comune, salvaguardia dei beni comuni e dell’ambiente, per portare le istanze di tutti i cittadini del territorio all’attenzione delle istituzioni.

