Sociale e Sanità

Una comunità educante, una comunità solidale

La tematica del sociale merita sicuramente un’attenzione particolare, perché è partendo da essa che deve avere inizio la politica fatta con coscienza e attinente alla realtà: occorre innanzitutto che si conosca il tessuto della comunità per poterla sostenere con azioni mirate. Occorre essere in grado di distinguere le emergenze e le priorità.

Non vogliamo però partire dall’analisi delle criticità bensì, con visione positiva, dal riconoscimento dei punti di forza. Su questi pilastri è, infatti, necessario rinforzare i legami comunitari e solidali, perché sia possibile creare una nuova comunità responsabile e attenta alle esigenze di tutti i suoi cittadini.

Nel nostro territorio sono presenti alcune prerogative che ci consentiranno di rialzarci da una situazione socio-economica difficile; causa e conseguenza del problema sono la disgregazione e l’individualismo, ma la soluzione va cercata nel capitale umano e nella sua valorizzazione. Abbiamo voluto porre l’accento su valori e risorse che tradizionalmente ci appartengono e che ci metteranno in condizione di rendere la nostra e le comunità del territorio “comunità sociali, educanti, solidali, tolleranti e accoglienti”.

Il nostro territorio, sotto l’aspetto ambientale, è ricco di risorse, prodigo di doni e di bellezza. Conseguentemente pensiamo che chi sceglie di vivere in Barbagia lo faccia optando per un’esistenza in cui il concetto di qualità della vita è fondamentale. Abbiamo la possibilità di creare società, famiglie, relazioni in un contesto naturale favorevole alle stesse, in uno spazio ricco di prospettive e di alternative, accogliente e aggregante. Ci si incontra ancora e si comunica volentieri, risolvendo con singolari capacità di mediazione controversie di varia entità. Molti rapporti di vicinato continuano ad essere stretti e cordiali, e le famiglie allargate fungono ancora da paracadute per le emergenze socio-economiche, non solo nei confronti di familiari diretti ma anche di concittadini anziani, malati o comunque in difficoltà: la rete naturale, alla base della protezione sociale e della solidarietà, rimane attiva anche se indebolita.

Numerosi (e partecipati) sono poi i gruppi operanti nei vari settori del volontariato e dell’associazionismo in genere; queste forze vive del paese mostrano anche una grande capacità di reazione di fronte alle emergenze e gli eventi eccezionali. Si è capaci di affrontare il quotidiano con una comunanza propria delle piccole realtà e allo stesso tempo si sa muovere la grande macchina della solidarietà organizzata mettendo in campo risorse sociali, comunicative, tecniche (esempi per tutti: la grande mobilitazione degli anni scorsi della popolazione Pro Roberto e la nascita del comitato; la mobilitazione dei volontari ProcivArci presenti e operativi nelle situazioni d’emergenza nel paese, in Sardegna e in Italia; il costante impegno dei volontari del soccorso AVOS, dell’ADI, AVIS, Tabità etc.); è quindi ancora pienamente riconoscibile la capacità di coesione propria del comunitarismo.

C’è nella nostra comunità un capitale umano da valorizzare e da scoprire con le sue competenze, le sue abilità, con la sua disponibilità e sensibilità sulle quali il sistema dei servizi sociali deve andare a incastonarsi. C’è ancora un senso identitario che fa da collante nelle relazioni solidali, sviluppate parallelamente alla grande apertura all’esterno e all’attitudine accogliente che la comunità dimostra.

Ciò non significa che la collettività possa sostenere sulle sue spalle il grande peso delle emergenze sociali.

È necessario creare strutture di indirizzo per canalizzare le energie attraverso un sistema socio educativo che abbia degli obiettivi chiari. A guidare ogni intervento in tal senso non può essere l’idea venale del profitto, ma la realizzazione continua del valore sociale, della qualità della vita, del benessere diffuso, della parità d’accesso alle possibilità, del diritto di cittadinanza, della piena inclusione delle diversità, del diritto universale alla dignità.

La “rete naturale” in questi anni è stata sostenuta da numerosi interventi pubblici, promossi soprattutto dalle Amministrazioni Comunali e da enti o consorzi sovracomunali, supportati da leggi di settore, volti a irrobustire la coesione sociale del territorio.
Le istituzioni locali ormai da anni, attraverso gli assessorati ai servizi sociali, sono impegnate in attività di progettazione integrata e partecipata attraverso la quale hanno cercato di promuovere processi di conoscenza tra i diversi attori, pubblici e privati, delle comunità. Forse proprio il settore sociale è stato il primo a muoversi con un atteggiamento positivo di apertura al territorio attivando buone prassi di collaborazione, creando consorzi e strutture intercomunali e una rete fra servizi ormai consolidata. Oggi il confronto è allargato a livello distrettuale attraverso lo strumento dei PLUS che stenta però a dare i frutti sperati.

Con queste esperienze improntate alla sperimentazione di un sistema sinergico fra pubblico e privato, si sono messe in campo attività volte a promuovere l’inclusione sociale e lavorativa delle fasce socialmente deboli ed escluse dai processi lavorativi e di partecipazione sociale. Sono state create e potenziate strutture atte ad accogliere servizi di aggregazione rivolti ai minori, giovani, anziani e disabili. Sono stati attivati interventi, anche d’eccellenza, a favore delle fasce deboli, dei vulnerabili, come gli anziani, i disabili (servizi di assistenza domiciliare in primis), le persone affette da disagi mentali, i soggetti dipendenti da sostanze (e nuove dipendenze), di sostegno educativo dei minori, educazione alla genitorialità etc.

Sono numerosi i casi presi in carico dai servizi con il fine ultimo di prevenire e combattere stati di emarginazione, con conseguente riduzione e recupero delle condizioni di bisogno e di sofferenza. Si è cercato di mettere in campo energie progettuali al fine di superare la logica della frammentazione dell’intervento sociale e dell’azione in emergenza. Grazie anche all’intervento pubblico e alle realtà del privato presenti sul territorio è stato possibile valorizzare competenze e professionalità locali che operano nel terzo settore e all’interno degli stessi enti.
Ci troviamo di fronte dunque a una sfida che non inizia da zero, ma da un sistema creato negli anni, che nonostante alcune falle, può fungere da piattaforma per una ripartenza verso una comunità che possa affrontare le sue criticità che possono essere così riassunte:

  • Processi di disgregazione sociale, atomizzazione, esclusione;
  • Progressivo degrado culturale a tutti i livelli;
  •  Divisioni fra classi sociali, popolazione e amministrazione, Associazioni, Generazioni, operatori economici ecc.;
  •  Grave situazione occupazionale e nuove povertà;
  •  Emigrazione;
  • Aumento esponenziale dei casi di profondo disagio sociale innescato da diversi fattori talvolta compresenti (dipendenze, disagio psichico, povertà economica e culturale, problemi abitativi, problemi educativi e di relazione all’interno delle famiglie, problemi di integrazione, disoccupazione, bisogno d’assistenze etc.);
  •  Episodi di violenza, microcriminalità e criminalità rurale e la conseguente reazione di chiusura e paura;
  •  Invecchiamento della popolazione e aumentata richiesta di prestazioni sanitarie

Una parte consistente del nostro paese vive alla “periferia delle opportunità“. Questa allarmante disgregazione segna inevitabilmente soprattutto la fascia della popolazione giovanile oltre che quella meno abbiente e più vulnerabile.
Il disagio sociale e educativo e l’emergenza disgregazione riteniamo siano le chiavi di lettura per dare vita a una nuova programmazione all’insegna del progresso, caratterizzato dalla capacità concreta di realizzare e garantire condizioni di vita migliori basate sulla positiva autorealizzazione di ciascuno.
Bisogna inoltre tenere conto del fatto che le congiunture economiche difficili, come quella che stiamo vivendo, mietono vittime soprattutto fra quelle fasce della popolazione più esposte, deboli e fragili che poi riversano il loro disagio e il loro bisogno, la loro richiesta d’aiuto sui servizi sociali.

Ognuna delle problematiche individuate è per altro interdipendente: nei contesti in cui non tutti usufruiscono delle stesse possibilità. Si generano quindi, meccanismi di esclusione, di diffidenza, di intolleranza, guerra tra poveri, che spingono le situazioni di disagio a divenire devianze ed esplodere in problematiche quali abuso di alcol e sostanze, nuove dipendenze, isolamento sociale ed emarginazione, mancato riconoscimento delle regole comunitarie, disaffezione nei confronti delle istituzioni, atti di microcriminalità, vandalismo, furti e quant’altro. È chiaro come una situazione del genere provochi un sentimento di insicurezza percepita e di paura irrazionale che contribuiscono a rovinare le relazioni all’interno del paese.

Pensiamo che metodologicamente non si possa rispondere a quest’ansia di sicurezza con soluzioni autoritarie o con un asfissiante controllo che rischia di violare la privacy di ognuno e di continuare a rendere pesante il clima all’interno della comunità.

Il problema va affrontato con azioni di tipo culturale, educativo, inclusivo in favore dell’emancipazione.

Fare comunità” è l’impegno trasversale che percorre tutto questo documento politico.Si deve, dunque, restituire alla comunità il suo ruolo di mediatrice dei conflitti nati al suo interno, naturalmente con il supporto professionale, economico e organizzativo dei servizi e delle agenzie socio-educative competenti.

Sanità

Benessere sociale significa anche, e prioritariamente, tutela e salvaguardia della salute, promozione di stili di vita sani, e una forte attenzione per la prevenzione e per la gestione delle risorse naturali in modo che siano garanzia di un’esistenza buona per i cittadini tutti.

In una società che invecchia, inoltre, è ancora più importante garantire la presenza di servizi sanitari pubblici che siano facilmente fruibili dai cittadini, soprattutto quelli che si trovano in difficoltà a causa della loro situazione di salute.
Gavoi da questo punto di vista si trova in una condizione sostanzialmente soddisfacente. È presente, infatti, un buon presidio sanitario ASL di interesse territoriale, con Guardia Medica, Consultorio, Centro di Salute Mentale, Centro Prelievi, Centro Fisioterapico, Servizio 118 diurno e diversi servizi ambulatoriali di medicina specialistica che consentono alla popolazione di usufruire di importanti prestazioni senza spostarsi verso i grandi centri. Negli ultimi anni il Poliambulatorio è stato adeguato nelle strutture e arricchito nell’offerta di servizi.

È dovere di una comunità vigilare affinché un servizio importante come questo non entri nel mirino delle politiche dei tagli indiscriminati. Il presidio ASL sul territorio va difeso e gradualmente potenziato (per questo è necessario farsi carico delle istanze della popolazione nei confronti della ASL) in vista di un costante invecchiamento della popolazione e di una aumentata richiesta di prestazioni sanitarie (forte incidenza di alcune patologie e problematiche sanitarie nel territorio).
Una comunità solidale presta la sua attenzione e profonde il suo impegno verso le persone con disabilità, mettendo in atto politiche che consentano un progetto di vita adeguato ad ogni situazione individuale, la partecipazione e l’aggregazione, prime basi del benessere psicofisico. Prendersi cura della comunità significa farsi portatori di un messaggio positivo di “cura di sé stessi” attraverso l’informazione capillare al fine di prevenire numerose patologie. Educazione alla salute e prevenzione devono essere i capisaldi dell’azione educativa nella scuola pubblica e nelle strutture educative comunali per garantire una crescita sana e consapevole dei più giovani.

L’Amministrazione, recependo i bisogni espressi dalla popolazione, deve promuovere campagne di sensibilizzazione e informazione anche con il coinvolgimento di esperti del settore.

Obiettivi:

Promuovere l’inclusione sociale e i processi di cambiamento/ristrutturazione del tessuto e del sentimento comunitario affrontando le emergenze economiche (evitando di indurre bisogni e promuovendo strategie di fuoriuscita dal circuito assistenziale), sociali ed educative, lavorando nella quotidianità alla costruzione di una comunità educante e solidale attraverso un agire aggregante e una metodologia educativa antiautoritaria ed emancipante. Promuovere stili di vita sani e accrescere la consapevolezza dell’importanza della prevenzione e della cura di sé stessi. Salvaguardare i presidi sanitari pubblici presenti sul territorio e promuoverne il potenziamento. Garantire la salubrità dell’ambiente e delle risorse a tutela della salute dei cittadini.

Azioni:

Difesa, salvaguardia e potenziamento dell’attuale sistema di protezione e inclusione sociale, oggi messo in pericolo dalle politiche dei tagli e delle privatizzazioni dei servizi.

Potenziamento dell’ufficio dei Servizi Sociali per sopperire alle esigenze e alle richieste d’intervento sempre più pressanti e complesse (anche attraverso una cabina di regia o un’equipe multidisciplinare che serva tutta l’Unione dei Comuni).

Difesa e potenziamento dei servizi d’ambito esistenti (Assistenza Domiciliare, Ludoteca, Baby Ludoteca, Servizio Educativo Territoriale, Centro Servizi Inserimenti Lavorativi, Centro Diurno Disabili (intercomunale con sede a Mamoiada) etc.

Apertura e potenziamento di tutti gli spazi aggregativi pubblici

Allargamento della rete di servizi esistente, e rafforzamento dei rapporti fra i diversi attori, al fine di farla diventare una rete di protezione per chi ha più bisogno, e una rete di comunicazione organizzata efficiente per chi opera nel settore.

Creazione di un Tavolo Sociale nel quale tutti gli attori del settore (istituzioni, servizi, cooperative, associazioni di volontariato ecc.) possano coordinare le proprie risorse e creare un progetto sinergico di Comunità educante e Solidale nell’ottica di un coinvolgimento di tutti alla programmazione delle attività sociali.

Promozione di una crescente attenzione rispetto alla situazione giovanile, alle problematiche e alla situazione di disagio che i ragazzi vivono con progetti di coinvolgimento, aggregazione, educazione civico-politica, educazione alla legalità, da troppi anni inattuati sul nostro territorio (una Consulta Giovanile realmente attiva, progetti di partecipazione democratica giovanile, promozione di attività di incontro e scambio interculturale etc.).

Promozione della partecipazione socio-culturale attraverso attività formative per adulti (corsi di formazione alla genitorialità, banca del tempo, promozione delle attività della Universidade libera de sos ansianos, attività atte a recuperare il rapporto giovani-anziani) e per i giovani, aggiornamento professionale e promozione di processi conoscitivi d’inclusione e interculturalità.

Promozione di un Patto Intergenerazionale attraverso il quale i giovani possano sostenere gli anziani e ripagarli per la comunità che gli hanno lasciato in dote.

Sostegno a forme di socializzazione dei beni non utilizzati da ciascuno (abiti, attrezzi, libri, riviste, mobili, eccessi di produzione giocattoli etc.) generando il superamento di comportamenti consumistici e un risparmio per i cittadini e l’amministrazione (es. donazione giochi inutilizzati alle strutture scolastiche e aggregative per minori;

Difesa dei presidi sanitaria pubblici sul territorio (PoliAmbulatorio) e richieste di eventuale potenziamento dei servizi stessi

Campagne di sensibilizzazione e educazione alla salute, promozione di stili di vita sani (anche attraverso le attività sportive per ogni età)

Continua attenzione e monitoraggio riguardo alla salubrità dell’ambiente e delle risorse naturali messe in pericolo dall’inquinamento che è causa di patologie severe.

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