VIVERE QUI

Vivere qui è restare, tornare, scegliere. Vivere qui è cambiare gli occhi e osservare il nostro paese, i luoghi che lo caratterizzano, la comunità tutta, con una luce rinnovata. Non più come un’oasi nel deserto da raggiungere, per ristorare l’anima di affetti e di ricordi, per poi ripartire rapidamente gettando ogni esperienza alle spalle. Vivere qui è sentirsi pienamente responsabili e protagonisti, in modo equo e paritario, nel forgiare il carattere del paese, nel regolare il suo respiro e creare una comunità che non è in antitesi alla città, ma è un’innervazione a distanza della città.

Non è una massa concentrata ma massa dislocata che possiede quel cosiddetto e sempre più raro spazio naturale. Un pulsante conglomerato umano, libero e alternativo, determinato e concreto nel voler rendere questo luogo linfa verde tutto l’anno. Il paese è la nostra possibilità di riscatto in un mondo asfittico e stanco, è rivendicare il diritto di esistere e resistere.

È un ritmo lento in movimento, il piccolo circuito di connessione sottile, di sviluppo ed espansione ragionata, che porta alla realizzazione di una grande opera immune al tempo. Di recupero delle proprie arti e saperi, del proprio linguaggio, della propria identità, prerogativa indispensabile per la costruzione di comunità solide, che contrastano l’assorbimento nell’omologazione e non inseguono i modelli metropolitani.

È anzitutto una visione, una progettualità e comunione di intenti dove tutti sono indispensabili e nessuno è inutile. Per vivere qui serve una piccola rivoluzione. La rivoluzione parte dalle idee e si tramuta in azioni. L’idea, la capacità di osservazione e l’individuazione delle criticità, insieme al metodo che si vuole utilizzare per superarle, favorisce la rivoluzione. Senza di essa non c’è programma, non ci può essere cambiamento né evoluzione.

Vivere qui è sentirsi parte di un unico organismo, solidale, genuino e accogliente, dove l’economia è di prossimità: io faccio qualcosa per te e tu fai qualcosa per me, insieme agiamo per gli altri e di queste azioni compiute oggi ne godranno tutti, generazioni future comprese, che troveranno non un luogo da cui scappare ma su cui investire le proprie risorse e capacità.

Vivere qui è rete e connessione, di persone più che di cavi. Si fa rete all’interno della comunità ma anche al di fuori, perché è solo con una prospettiva moderna che si agisce per salvaguardare il paese e creare connettività con l’esterno, i paesi limitrofi, il territorio, la Regione e oltre. Perché vivere in paese oggi non è una forma di isolamento ma una forma di autodeterminazione, come individui in primis e come gruppo umano di cooperatività diretta in seguito.

Vivere qui è attaccamento, non nella sua accezione negativa, ma consapevolezza positiva del valore presente, che riconosce il peso e l’importanza di ciò che è stato, ciò che è rimasto e ciò che potrebbe essere, con azioni collettive, condivise e partecipate, dove le voci di ciascuno hanno consistenza e a partire  da esse, dalle loro specificità, si instrada una nuova idea.

Vivere qui è una missione da intraprendere con gentilezza, per combattere le disuguaglianze economiche, sociali e civili, per costruire una comunità democratica che sappia distinguere il superfluo dal necessario, che sappia rendere il paese attraente, produttivo e aperto al dialogo. Qui è il nostro centro del mondo, la Grande Mela di sviluppo rurale, di tradizioni che si rinnovano, di speranza sul futuro e di rientri, di investimento umano che tende a una politica attenta, vivace e sorgiva.

Nessun altro che non sia gavoese, nativo o abitante, può capire questi sentimenti. Eccetto noi.

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